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Negli ultimi anni mi sono occupato con particolare attenzione alla riscoperta e rivalutazione del mandolino, la cui storia presenta ancora notevoli lati oscuri. Mi sto occupando della catalogazione dei mandolini conservati al Museo di Roma per i quali si sta avviando anche un’operazione di restauro. Nel 2005 e nel 2007 ho organizzato degli incontri relativi a questo strumento.

Mandolini del XVIII secolo

Nella categoria mandolini si possono collocare tutti gli strumenti a corda pizzicata di piccolo formato con lunghezza di corda vibrante intorno a 30 cm con cassa piriforme. Una prima differenziazione organologica, oggi generalmente adottata, individua strumenti a ponticello fisso e mobile.
Ciò corrisponde anche, nella quasi totalità dei casi, all'uso nel primo caso di corde di budello e nel secondo di corde metalliche. In una successiva classificazione si inquadrano 4 categorie di mandolini che hanno acquisito denominazioni geografiche precise anche se poi, naturalmente, non esclusive di quella produzione: mandolini napoletani a 4 cori metallici, genovesi a 6 cori metallici, milanesi/lombardi a sei cori e poi a 6 corde di budello, cremonesi/bresciani con 4 corde semplici in budello.
È importante sottolineare che per quanto riguarda la tipologia dei 6 cori in budello esiste una produzione romana antecedente a quella del nord Italia (a partire dai primissimi anni del '700) con caratteristiche parzialmente diverse: diapason più lunghi, rose di regola ricavate nel piano armonico (non riportate), ponticelli di minori dimensioni, diversa disposizione dell'incatenatura. Va ugualmente citata la produzione romana di mandolini a 4 cori metallici che compare parallelamente a quella napoletana, intorno alla metà del XVIII secolo.
Si deve precisare che negli strumenti a ponticello fisso il piano armonico è disposto su di un unico livello, mentre negli altri risulta piegato in prossimità del ponticello per consentire un’ adeguata pressione delle corde atta a tenere in posizione il ponticello non incollato al piano. Nel corso del XVIII secolo e anche successivamente questi strumenti si sono evoluti cambiando nell'aspetto esteriore ma anche nell'organizzazione interna e negli spessori. Nei mandolini napoletani si verificano, ad esempio, la scomparsa molto rapida della rosa, l'uso di fori armonici anche ovali, l'introduzione di una terza catena a sostenere il piano, l'affermazione dell'uso delle meccaniche nel XIX secolo. Nei cremonesi e nei milanesi assistiamo alla scomparsa delle rose e ad un notevole aumento nel volume delle casse. A partire dagli ultimi decenni dell'800 si verifica in ogni caso un deciso aumento nella tensione delle corde e conseguentemente l'incremento degli spessori e del peso complessivo degli strumenti comportanti ovvie modifiche di tecnica costruttiva e di risultati sonori.


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